Forfettario o dipendente? Il confronto con 85.000 euro di fatturato e 85.000 euro di RAL
Aggiornato al 3 novembre 2026. Fonti principali: art. 1, c. 54-89, L. 190/2014; art. 11 e 13 TUIR; circolari INPS n. 8 e n. 14 del 2026; aliquote delle addizionali 2026 di Regione Campania e Comune di Napoli. Esempio con cifre tonde, dichiarato come tale.
"Mi conviene restare dipendente o aprire la partita IVA?" La domanda arriva spesso da chi riceve una proposta di collaborazione con lo stesso importo lordo dello stipendio. Il confronto va fatto sui numeri, con tutte le voci, perché un lordo da dipendente e un fatturato da forfettario non sono la stessa cosa. Ecco l'esempio base con le regole del 2026: un professionista a Napoli, senza figli a carico, con 85.000 euro di compensi oppure 85.000 euro di retribuzione annua lorda.
In sintesi
- Forfettario con 85.000 euro di compensi (coefficiente 78%, Gestione separata, imposta al 15%): circa 60.400 euro netti; con l'aliquota del 5% dei primi cinque anni, circa 65.300.
- Dipendente con 85.000 euro di RAL: circa 48.600 euro netti in busta paga, più circa 5.900 euro di TFR che maturano ogni anno.
- La differenza, 12.000-17.000 euro l'anno, paga ferie, malattia, maternità, NASpI, tredicesima e il rischio d'impresa che il forfettario si assume da solo.
- Il forfettario non applica l'IVA né subisce ritenute, ma non ha detrazioni: spese mediche, mutuo e figli non riducono la sua imposta.
- Sopra 85.000 euro di compensi il forfettario esce dal regime l'anno dopo; sopra 100.000 esce subito. Il disegno di legge di bilancio 2027 propone 100.000 euro come nuova soglia per le imposte sui redditi.
Come funziona
Il forfettario con 85.000 euro di compensi
Il reddito non si calcola sui costi reali ma applicando ai compensi il coefficiente di redditività del settore (allegato 4 alla L. 190/2014): 78% per le attività professionali, scientifiche e tecniche, 40% per commercio e ristorazione, 67% per le altre attività. Sul reddito così ottenuto si deducono i contributi previdenziali versati (art. 1, c. 64) e si applica l'imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% nei primi cinque anni per chi avvia un'attività nuova (c. 65).
| Voce | Importo |
|---|---|
| Compensi incassati | 85.000 |
| Reddito forfettario (78%) | 66.300 |
| Contributi Gestione separata (26,07% su 66.300) | 17.284 |
| Reddito imponibile | 49.016 |
| Imposta sostitutiva 15% | 7.352 |
| Netto (regime al 15%) | 60.364 |
| Imposta sostitutiva 5% (primi cinque anni) | 2.451 |
| Netto (regime al 5%) | 65.265 |
I contributi sono quelli della Gestione separata per i professionisti senza cassa (26,07% nel 2026, circolare INPS n. 8/2026); un artigiano o un commerciante avrebbe i contributi fissi sul minimale più la percentuale sull'eccedenza, con lo sconto del 35% se lo richiede. Dal netto vanno ancora tolti il bollo di 2 euro sulle fatture oltre 77,47 euro, il compenso del commercialista e le spese dell'attività, che nel forfettario non sono deducibili perché già coperte dal coefficiente. Vanno aggiunti i 22.000 euro di costi reali che il forfettario non ha dovuto sostenere nel nostro esempio: se li sostiene davvero, il vantaggio si riduce.
Due regole da ricordare: chi nell'anno precedente ha avuto redditi di lavoro dipendente o pensione oltre 35.000 euro non può entrare nel forfettario, salvo che il rapporto sia cessato (limite per il 2025 e il 2026, art. 1, c. 57, lett. d-ter); e chi fattura prevalentemente al proprio ex datore di lavoro degli ultimi due anni è escluso (lett. d-bis).
Il dipendente con 85.000 euro di RAL
Dalla retribuzione lorda si tolgono i contributi a carico del lavoratore (9,19% fino a 56.224 euro di retribuzione, 10,19% sulla parte eccedente), poi l'IRPEF con le aliquote del 2026 (23% fino a 28.000, 33% fino a 50.000, 43% oltre, art. 11 TUIR), le addizionali regionale e comunale. La detrazione per lavoro dipendente (art. 13 TUIR) e il taglio del cuneo fiscale si azzerano sopra i 50.000 e i 40.000 euro: a 85.000 euro non spettano.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Retribuzione annua lorda | 85.000 |
| Contributi INPS a carico del lavoratore | 8.099 |
| Imponibile fiscale | 76.901 |
| IRPEF | 25.267 |
| Addizionale regionale Campania (fino al 3,33%) | 2.244 |
| Addizionale comunale Napoli (1%) | 769 |
| Netto in busta paga | 48.620 |
| TFR maturato nell'anno (accantonato) | 5.871 |
Al datore di lavoro lo stesso dipendente costa circa 115.000 euro l'anno, tra contributi a suo carico (indicativamente il 30%, variabile per settore e contratto) e TFR. È un dato che spiega perché, a parità di importo, un committente preferisca spesso la partita IVA.
Quello che i numeri non dicono
Il dipendente ha ferie e permessi retribuiti, malattia e infortunio coperti, maternità e congedi, tredicesima (compresa nella RAL), TFR, NASpI se perde il lavoro, contributi pensionistici più alti (circa il 33% complessivo contro il 26,07%) e quindi una pensione maggiore. Il forfettario incassa di più ma paga da solo i giorni in cui non lavora, deve trovare i clienti e sopportare i ritardi di incasso, e ha una copertura previdenziale più leggera, che conviene integrare con un fondo pensione.
Chi riguarda
- Dipendenti che ricevono un'offerta "a partita IVA" dallo stesso importo.
- Professionisti che valutano un'assunzione.
- Chi lavora per un solo committente: oltre al calcolo fiscale, va verificato che il rapporto sia davvero autonomo.
- Chi è vicino alla soglia di 85.000 euro: il passaggio al regime ordinario cambia tutti i numeri.
Cosa fare
- Rifare il calcolo con i propri dati: coefficiente del proprio codice ATECO, cassa previdenziale, Comune e Regione di residenza, carichi di famiglia.
- Contare le spese reali dell'attività: se superano il 22% dei compensi, il forfettario perde parte del vantaggio.
- Mettere in conto le tutele che si perdono e il costo per ricomprarle (assicurazione infortuni, fondo pensione, fondo sanitario).
- Verificare le cause di esclusione dal forfettario prima di dimettersi.
- Rivedere il confronto al quinto anno, quando l'aliquota passa dal 5% al 15%, e quando i compensi si avvicinano alla soglia.
Fonti
- L. 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, c. 54-89 e allegato 4 (regime forfettario); dal 2027 artt. 232-243 e allegato D del D.Lgs. 117/2026 (si apre in una nuova scheda)
- L. 30 dicembre 2024, n. 207, art. 1, c. 4-9 e 12 (taglio del cuneo e limite di 35.000 euro) e L. 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, c. 3 e 27 (si apre in una nuova scheda)
- D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 11 e 13 (aliquote IRPEF 2026 e detrazione per lavoro dipendente) (si apre in una nuova scheda)
- INPS, circolare n. 8 del 3 febbraio 2026 (Gestione separata 2026) (si apre in una nuova scheda)
- INPS, circolare n. 14 del 9 febbraio 2026 (artigiani e commercianti 2026, fascia di retribuzione pensionabile) (si apre in una nuova scheda)
- MEF, Dipartimento delle Finanze, addizionale regionale IRPEF 2026 della Regione Campania (si apre in una nuova scheda)
- MEF, Dipartimento delle Finanze, addizionale comunale IRPEF del Comune di Napoli (aliquota 1%, esenzione fino a 12.000 euro) (si apre in una nuova scheda)
- Comunicato del Consiglio dei ministri n. 195 del 28 ottobre 2026 (disegno di legge di bilancio 2027) (si apre in una nuova scheda)
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una consulenza professionale sul caso concreto.
Dott. Luca Russo, Dottore Commercialista e Revisore Legale, Napoli
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